Itinerari

Itinerario storico e culturale

Dal piccolo borgo di Scopello, che si sviluppa attorno alla corte di un Baglio, è possibile iniziare un percorso variegato, tra la visita della vecchia tonnara che si apre sulla vista degli splendidi faraglioni, e le botteghe di artigiani che lavorano la ceramica. La spiaggia bianca di ciottoli la Baia di Guidaloca prolunga lo sviluppo costiero, a forma di anfiteatro, del Golfo di Castellammare. Il golfo, che si estende da Capo San Vito a Capo Rama, ospita l’omonima cittadina. Le sue principali attività sono legate alla posizione e allo sviluppo del porto che sorge sul luogo dell’antico emporium segestano.

CASTELLAMMARE DEL GOLFO

La storia di Castellammare del Golfo si perde nella notte dei tempi. Già i Romani ne apprezzavano la posizione strategica; i Greci della vicina Selinunte ne volevano il predominio. Ma Castellammare nasce come emporio della città di Segesta (Emporium Saegestanorum) della quale, ancora oggi, si possono ammirare il teatro e il tempio. Nell’ 827 d.C. cade sotto il dominio degli arabi, i quali la battezzarono “Al Madarig” (la scalinata). Quando diviene roccaforte dei Saraceni prima, e dei Normanni e Svevi poi, verrà chiamata “Castello a mare”. E infatti è il castello che domina l’insenatura della Cala e della caletta Petrolo. Appena fuori dal paese, andando verso la stazione ferroviaria, le calde sabbie d’oro della “Playa” offrono lo scenario ampio e profondo della spiaggia. La vista panoramica ce la regala il “Belvedere”, lungo la statale che ci porta verso Scopello, passando prima per la baia di Guidaloca, che ci presenta uno spettacolo suggestivo con la sua candida spiaggia di ghiaia, con le sue acque cristalline, mettendo in bella mostra i fondali.
Tutto ciò è solo un assaggio. Ma per godere la vista di una costa incontaminata, ricca di calette e rocce aspre e solitarie, lambite da un mare pulito e straordinariamente cristallino, dobbiamo arrivare a Scopello.

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SCOPELLO

Un tuffo tra i suoi faraglioni è un’emozione da brivido. L’antico borgo marinaro di Scopello sorgerebbe sul sito della mitica città di Cetaria, così chiamata per l’eccezionale abbondanza di tonni esistenti nel suo mare. Furono gli Arabi a strutturarvi la Tonnara una volta distrutta la città di Cetaria. Oggi il complesso è in disarmo, la pesca del tonno non è più praticata. Ma tutto è rimasto perfettamente efficiente, dal complesso dei magazzini, al baglio ed alle abitazioni, alle barche ed alle reti: silenti testimoni di un’antica civiltà marinara che fu.Qui i bellissimi Faraglioni di Scopello che si levano,irti e ricoperti di vegetazione,di fronte all’omonima tonnara,in una fantastica insenatura lambita dal mare d’una trasparenza inusitata.

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ZINGARO

Lo scenario di incommensurabile splendore della costa dello Zingaro, paradiso naturale, selvaggio, aspro e solitario, con le sue palme nane, il fiordaliso di Sicilia, l’aquila reale (solo per citare alcuni nomi) e tante altre specie di animali e piante rari, è il luogo ideale per chi vuole “sentire” il silenzio e i profumi della natura. Un filo di perle lungo sette chilometri: aspri promontori, magnifiche calette,spiaggie dorate, che si specchiano in un mare incontaminato, sempre limpido,trasparente e tranquillo.

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Le Vie Del Sale

E’ una fuga del sole dal cielo. Precipita giù rapito dal sale e si immerge fra i granelli candidi trasformandoli in piccole pietre preziose.Le saline, forzieri di questo tesoro, si srotolano lente lungo la litorale che appena fuori Trapani si allunga fino a Marsala,costeggiando mulini a vento e minuscoli arcipelaghi.

TRAPANI

Trapani, l’antica Drepanon, si protende verso il Mediterraneo con la sua forma di falce alla cui estrema punta si erge maestosa la Torre di Ligny, oggi sede del Museo di Preistoria. Il mare, la più adatta chiave di lettura per conoscere Trapani è ancora oggi fonte di vita con l’attività della pesca ed è stato in passato fonte di ricchezza con la pesca del corallo. Ed è il mare, che attraverso le saline consente di cogliere un altro aspetto caratteristico di Trapani e di tutta la costa fino a Marsala.Le saline e la coltivazione del sale, hanno determinato nel corso dei secoli un unicum ambientale e paesaggistico di grande valenza culturale, antropologica ed economica. L’itinerario, denominato la “Via del Sale” con i suoi tanti mulini, cinque dei quali recentemente restaurati, i cumuli di sale ricoperti di tegole di terracotta ed il “Museo del Sale” a Nubia nel territorio di Paceco, ricade nelle Riserve delle Saline di Trapani e Paceco e dello Stagnone di Marsala, nelle cui basse e tiepide acque si può osservare una varietà di uccelli acquatici.

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MOZIA

Un miracolo archeologico
Qui emerge Mozia, quaranta ettari di storia sospesi sul mare che, insieme all’Isola Longa, a quella di S. Maria e della Schola, formano le isole dello Stagnone, la più grande laguna della Sicilia. Insediamento fenicio-punico tra i più importanti del Mediterraneo, l’isola divenne un sito strategico per la sua vicinanza alla potente Cartagine.
Mozia, la cui fondazione viene storicamente collocata intorno al VIII sec. a.C., torna alla luce soltanto a seguito degli scavi condotti ad opera di Giuseppe Whitaker, i quali hanno portato alla luce numerosi reperti fenici, oggi conservati nella Villa Whitaker, sull’isola, divenuta museo. Tra essi il “Giovinetto di Mozia” del V sec. a.C., una delle scoperte archeologiche più rilevanti degli ultimi anni. La distruzione di Mozia nel 379 a.C. ad opera del tiranno siracusano Dionisio il Vecchio, costrinse gli abitanti a spingersi fino a Capo Boeo, dove fondarono l’antica Lilybeo, l’odierna Marsala.

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MARSALA

La roccaforte navale punica
Dopo otto chilometri da Mozia,Marsala. Chi visita la città di  Marsala non può trascurare il Duomo, il Museo Archeologico dove si trova l’eccezionale reperto di archeologia marina della “Nave punica” del II sec. a.C. visibile presso il baglio anselmi; l’unico esemplare di nave punica finora noto, parzialmente recuperata. Marsala, fu rinomata nell’antichita’ specialmente per il suo porto, determinante sia per i Cartaginesi, sia, dopo, per i Romani. Era chiamata Lilibeo nel 397 a. c. Divenne la più importante e munita base navale punica della Sicilia. Parallelamente alla statale che conduce a Marsala, subito ci si trova immersi in un paesaggio grandioso e solo apparentemente inospitale. La natura si manifesta in tutto il suo splendore, rivelando una ricchezza non indifferente. Le saline appaiono come una immensa schacchiera cui il calare del sole conferisce prodigiose colorazioni: dal porpora al rubino, dal vermiglio al blu intenso.

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La Storia, l’archeologia e il mito

ERICE

Il Tempio della Dea dell’amore
Sulla sommità del Monte San Giuliano, in splendida posizione panoramica su Trapani, posa la città di Erice.
Erice fu popolata dagli Elimi che vi eressero il tempio dedicato al culto della dea della fecondità e dell’amore. Sulle rovine del Tempio sorge ancora oggi il Castello di Venere, adiacente ai giardini del Balio dominati dalle torri medioevali. La città è cinta da mura ciclopiche di impianto elimo ai cui vertici si collocano: il Castello Normanno; il Duomo o Matrice, che conserva le forme gotiche trecentesche originarie, con la torre campanaria e le sue delicate bifore; il Quartiere Spagnolo. Il centro storico presenta un impianto urbanistico tipico medioevale con piazzette, strade strette e sinuose nelle quali si affacciano bellissimi cortili fioriti. Erice accoglie più di 60 chiese, tra cui quelle di S. Martino, S. Cataldo, S. Giuliano, S. Giovanni Battista dove, ogni estate, riecheggiano le musiche medioevali.

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SEGESTA

Il Mistero degli Elimi.
Seguendo il pendio del Monte Erice, sulle tracce dell’antichissimo popolo degli Elimi, si giunge a Segesta, inserita in un sistema di dolci colline che racchiudono i suoi preziosi gioielli: il Tempio e il Teatro.
Il tempio dorico-siculo del V sec. a.C. sorge intatto e maestoso su un poggio al centro di una vallata. Il teatro greco del II sec. a.C., scavato nella roccia, si affaccia dalla cima del Monte Barbaro. Nello splendido scenario naturale creato dal dirupo sulla valle segestana, il teatro diventa la “Scena millenaria per i classici del mondo, dove, con cadenza biennale, le rappresentazioni teatrali rievocano atmosfere d’altri tempi”. Il grande Santuario del IV-V sec. a.C. completa il disegno attuale del parco archeologico di Segesta ancora da esplorare.

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selinunte_vedutaSELINUNTE

Le rovine degli Déi.
La storia di Segesta si intreccia a doppio filo con quella di un’altra grande città del passato, Selinunte. Città di origine greca, fondata nella seconda metà del VII sec. a.C., Selinunte è tra i parchi archeologici più importanti del Mediterraneo con la più straordinaria raccolta di rovine. Il tempio C è uno dei più antichi esempi di architettura templare dorica esistenti, risalente alla prima metà del VI sec. a.C. Il tempio E, il più suggestivo, data la sua quasi totale ricostruzione. Testimonianza dell’antica arte dei selinuntini è l’originale statuetta dell’Efebo.
A circa una decina di chilometri ad ovest di Selinunte gli ingegneri selinuntini trovarono la pietra migliore per realizzare le loro grandiose opere, nelle Cave di Cusa, dalle quali veniva estratta la calcarenite utilizzata per costruire i grandi capitelli e le imponenti colonne dei templi selinuntini.

Un Arazzo di Colori

SAN VITO LO CAPO foto_sanvito01[1]

Fra San Vito lo Capo e Scopello è un saliscende di emozioni
Nell’estrema punta omonima si spiega la spiaggia di  San Vito Lo Capo, il cui borgo, di tradizione marinara, si è sviluppato intorno all’antica fortezza saracena.

Oggi l’attività principale è il turismo. Il suo clima, la spiaggia, il mare, le viuzze ornate di fiori, i profumi intensi, offrono al turista l’occasione per una vacanza indimenticabile.E’ sullo sfondo di queste suggestioni che a fine settembre  per le strade di San Vito lo Capo va in scena il Cous Cous Fest, la kermesse gastronomica che trasforma il borgo in un laboratorio del gusto.

LE ISOLE EGADI

slide11Favignana, Levanzo e Marettimo, sono lì, di fronte al porto di Trapani, vicine, a portata di mano. Si scorgono da Trapani, dalle saline di Nubia, da Mozia, da Marsala, dalla sommita di Erice, dalla costa che da Trapani porta a Monte Cofano. Favignana dominata dal Monte di S. Caterina, dove ogni anno a Maggio di ripete il rito antico della pesca del tonno, accoglie il visitatore con la regalità della Tonnara Florio, esempio imponente di archeologia industriale, ma anche con l’eleganza e la leggerezza tipica dello stile liberty del Palazzo Florio. Il turista è affascinanto dalla limpidezza del suo mare ricco di storia. Lo cattura con il silenzio delle sue cale: Cala Rossa, Cala Azzurra, Grotta Perciata, Cala Rotonda; lo stupisce con i colori della sua campagna.
Di fronte alla costa settentrionale di Favignana affiora l’isola di Levanzo, dai fondali ricchi di testimonianze archeologiche, la cui antichissima origine si scopre visitando la Grotta del Genovese ed osservando le pitture neolitiche di 5.000 anni fa.
A chiudere il triangolo incantato delle Egadi, Marettimo, la più lontana e la più selvaggia, con le sue splendide grotte, i sentieri di montagna, piccola isola che offre al visitatore l’occasione di ritrovarsi in perfetta simbiosi con la natura.

FAVIGNANA

La grande farfalla
Favignana, che i Greci chiamarono Aegusa ed in epoca medievale prese l’attuale nome dal vento Favoni, assomiglia ad una grande farfalla venuta a posarsi placidamente sulle acque del Mediterraneo

LEVANZO

Isola ospitale
Chi ginge a Levanzo deve lasciarsi alle spalle i fragori del mondo, la fretta della vita quotidiana, 
rumori della città. Qui la vita scorre con serena lentezza in una dimensione spazio-temporale che nulla ha a che spartire con i ritmi della terraferma.

MARETTIMO

La sacra hiera
Isola sacra, così la chiamarono i Greci. E davvero, ancora oggi, a Marettimo si avverte qualcosa di quella antica sacralità percorrendo le stradine silenziose del grazioso paese, scrutando i volti della gente isolana che dedica la propria vita al mare e che dal mare si attende la risposta per ogni sua domanda.

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